Da dove nasce la definizione di conto corrente e perché si usa il simbolo C/C?
Parlando di conto corrente l’abbreviazione più utilizzata è quella C/C, che si utilizza anche per i conti postali. Perché si usa questa formula e quali sono i conti corrente nelle varie formule?
Conto corrente abbreviazione C/C
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L’abbreviazione conto corrente C/C segue il codice nazionale ISO 3166-1. I codici vengono scelti in base al Paese di riferimento e sono stati inseriti, nei vari Paesi del mondo, nel 1974, dall’OSI.
Si tratta dell’Organizzazione Internazionale per la Normazione (= in inglese “Standardization”), per dare sigle a due cifre che fossero chiare in tutto il mondo. Per esempio, l’Italia ha in queste sigle la denominazione IT e ITA.
In Italia, però, per il conto corrente abbreviazione C/C si riferisce solo ai conti bancari o postali, oppure ai conti deposito. Il conto è identificato da diverse sigle e cifre, che permettono di dare alcune informazioni principali, quali:
- Paese di provenienza —> IT.
- Gruppo bancario dove si trova il conto —> codice ABI.
- Filiale dove si trova il conto —> codice CAB
- Codice di identificazione del conto —> codice BBAN.
- Coordinate bancarie, quindi come si usa il conto —> codice CIN.
- Codice IBAN —> consente di vedere insieme tutti i codici detti sopra e si utilizza per ricevere o inviare pagamenti tramite bonifico bancario.
Abbreviazione conto corrente ordinario
Il conto corrente ordinario è riservato alle aziende. Ha la stessa abbreviazione conto corrente comune, ma questo permette di gestire meglio la contabilità di cassa, le entrate e le uscite. Alla chiusura del conto, si potrà verificare il saldo e dividerlo tra le parti interessate.
Abbreviazione estratto conto
Pochi sanno che anche gli estratti conto hanno una loro abbreviazione, E/C. L’estratto del conto corrente dovrebbe essere fatto ogni 3 mesi. Si possono comunque richiedere degli estratti conto aggiuntivi per poter ottenere maggiori informazioni.
L’estratto conto non mostra solo quanto c’è in cassa. Mostra anche:
- Data di registrazione degli ordini.
- Data di valuta degli ordini.
- Dare/avere.
- Descrizione dell’operazione fatta.
In più, si possono riconoscere tre tipi di saldo:
- Liquido. Serve a verificare l’andamento degli interessi.
- Contabile. Mostra le operazioni per data.
- Disponibile. Indica l’importo che si può usare sul conto corrente.
Le tasse sui conti corrente
Sui conti correnti sono applicate diverse tasse. Ecco quali sono:
- 34,20 Euro/anno per le persone fisiche che superano il flusso di 5000 Euro all’anno. Si paga con l’imposta di bollo.
- 100 Euro/anno per le aziende. Anche qui, c’è l’imposta di bollo.
- 26% sui guadagni degli investimenti fatti con i conti deposito o con le giacenze dei conti correnti. Questa tassazione scende al 12,5% per i buoni fruttiferi postali o per i titoli di Stato.
Conto corrente abbreviazione: e le altre?
Le abbreviazioni e le sigle sono entrate da anni nella vita quotidiana, ma alcune sono “di settore”. Quindi, quando ci si trova di fronte a sigle sconosciute, il consiglio è di chiedere informazioni, soprattutto quando si parla di investimenti e di prospetti informativi.
Per quanto riguarda il conto corrente, la sigla è univoca, quindi non c’è rischio di sbagliarsi o di identificare un altro strumento finanziario.
Conclusione
L’abbreviazione conto corrente C/C si trova comunemente. Nei moduli, indica di solito a chi inviare denaro, quando non si può usare l’IBAN. In più, si può trovare riportato anche per indicare il conto corrente dal quale effettuare l’operazione.
Prima di compilare questi moduli, come può essere un bollettino postale o un modulo mancario, il consiglio è di verificare la corretta disposizione delle cifre. Nei conti correnti italiani, numeri e lettere sono 27 e questo consente di verificare subito se si è scritto un numero in più o in meno.
La normativa, purtroppo, non prevede il rimborso nel caso in cui si sbagli a scrivere il conto corrente del mittente o del destinatario!