Il certificato di malattia è l’attestazione che permette di giustificare l’assenza dal posto di lavoro per una malattia. Rilasciato dal medico curante o da un qualsiasi dottore del Sistema Sanitario Nazionale, il certificato consente può essere utilizzato sia dai lavoratori del settore pubblico che per quelli che operano nel privato. In entrambe le situazioni i lavoratori sono tenuti a presentare il certificato che dimostri lo stato di impossibilità al lavoro per malattia. Al lavoratore non spetta, inoltre, l’obbligo di presentare il certificato all’Inps, adempimenti che ricade, invece, sul medico che lo ha effettuato. Attraverso la certificazione telematica, introdotta nel 2010, la compilazione e l’invio del certificato medico rappresentano, ora, un passaggio molto più facile e veloce da realizzare.
La normativa è stato oggetto di notevoli cambiamenti negli ultimi anni e, nonostante spetti al dottore inviare il certificato di malattia all’istituto di previdenza, è necessario tenersi informati sulle ultime novità così da evitare spiacevoli sorprese che potrebbero avere effetti negativi sulla propria retribuzione.
Certificato di malattia: gli elementi fondamentali
Per essere valido un certificato di malattia è necessario che sia correlato da tutte le informazioni necessarie e specificatamente richieste dalla normativa. Si tratta di aspetti ben conosciuti dai medici, ma che è comunque importante che vengano compresi anche dai lavoratori.
Il certificato di malattia deve riportare innanzitutto le generalità del lavoratore, i giorni di prognosi previsti, il luogo e la data in cui è stato compilato il certificato con l’indicazione della data di inizio o di continuazione della patologia. In fondo al certificato deve essere presente anche il timbro e la firma del dottore oltre all’indirizzo del lavoratore per permettere la visita fiscale (leggi la guida sull’Ispettorato del Lavoro).
L’invio telematico del certificato medico
Come detto in precedenza l’invio del certificato di malattia viene effettuato dal medico di base che si cura della compilazione usando un formulario, ma può accadere che, per specifiche caratteristiche della patologia, sia uno specialista a curarsi della compilazione indicando, qualora sussistano, delle particolari necessità correlate alla malattia. Anche un qualsiasi medico operante nel Servizio Sanitario Nazionale può provvedere al rilascio del certificato di malattia come anche un medico del Pronto Soccorso.
Dall’introduzione del sistema telematico di invio, il certificato medico di malattia non viene consegnato dal medico curante al lavoratore. Sarà il numero di protocollo di identificazione ad essere rilasciato dal medico curante, anche se è possibile ottenerlo su richiesta o consultarlo sul sito dell’Inps (leggi come richiedere il PIN). Controllare le informazioni descritte nel certificato di malattia è indispensabile per individuare eventuali errori, magari riguardo l’indirizzo in cui devono recarsi i medici del lavoro per la visita fiscale.
Il medico potrà inviare il certificato al SAC, il Sistema di Accoglienza Centrale del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il quale, a sua volta, lo inoltra all’INPS. Un copia del certificato sarà rilasciata anche al datore di lavoro con tutte le informazioni relative al certificato, tranne per la diagnosi che rappresenta un’informazione ”privata”. Insomma si tratta di una procedura che coinvolge i lavoratori, i titolari di azienda, i dottori, l’Istituto Previdenziale ed il MEF.
In alcuni casi è possibile anche non inviare il certificato per via telematica. Se, per esempio, il medico o la struttura sanitaria abbiano delle effettive difficoltà ad effettuare la procedura su internet, magari per problemi tecnici, è possibile consegnare il certificato cartaceo al proprio datore di lavoro e all’INPS. Anche nel caso in cui la patologia comporti il ricovero ospedaliero è possibile inviare il certificato di malattia in formato cartaceo. In questo caso è necessario effettuare la procedura nel minor tempo visto che l’indennità di malattia, infatti, non spetta nei giorni non coperti dalla certificazione medica. In pratica sono coperti dall’indennizzo esclusivamente i primi due giorni di ritardo e non i successivi.